Il dolore mi attraversa il corpo con una lentezza che ha qualcosa di poetico, alla fine. Abbraccio queste stanze che si svuotano di colore con lo sguardo del padre che vede morire il figlio. Siete trentatre' volte trecentosessantacinque pugni nello stomaco, che si allontanano verso un qualcosa di diverso che si chiama in molti modi diversi e forse non ha neanche un significato. Il siero velenoso che mi scorre dentro perde la sua intensita' e il dolore cala. Sono morto e risorto, sono il salvatore della mia e della vostra vita chiuso in questa stanza di pietra che urla mute parole di disperazione? Sono io o siete voi tutte queste cose spaventose? Lasciamo che sia la croce a parlare per me.
Con amore.
[Gli astrattismi non mi sono mai piaciuti troppo eppure scrivo spesso attraverso cose che non hanno niente a che vedere con quel che in realta' voglio dire.]
C.