mercoledì, 30 settembre 2009

Polaroid.

Gli obiettivi da realizzare sono come luci sfavillanti, che allettano. Con i quali, idealmente, la vita diventerebbe più leggera, bella, perlomeno facile a sopportarsi! Il che non è sbagliato. Non completamente almeno. Ma rispetto ai nostri nonni, padri, madri e nonne, abituati a camminare dritti e raggiungerli con la fatica e la forza di volontà, questi obiettivi, noi siamo differenti. Più deboli, in un'epoca utopica in cui distanze fisiche si accorciano, e psicologiche diventano sconfinate. Da sonno criogenico.

La xenofobia ci è stata impiantata nel cervello da un sistema di informazione che è stato infettato da un sempre più accentuato spirito politico che nulla ha da spartire con esso. Pensiamo di poter decidere da soli nella nostra splendida democrazia, ma la scelta del buffet viene dagli chef. Possiamo scegliere quello che vogliono loro. L'una o l'altra cosa, è lo stesso.

E ridiamo.

Ridiamo, sì, di Scientology e crediamo di sentirci superiori a questo lavaggio del cervello e questo inutile spillar soldi. Ma noi siamo dentro a Scientology tanto quanto quelli che lo affermano e ne vanno fieri. C'è chi vuole la pole position in chiesa per una masturbazione egocentrica e chi si presenta con un bel sorriso ipocrita davanti a dipendenti che non conosce nemmeno, per poi snocciolare frasi di falso rammarico e spedirli a casa senza soldi a guardar negli occhi i loro figli mentre la sua paga sale.

Chi pesta un nero fino a fargli spruzzare sangue dalle orecchie, e chi è nero fino a farsi pestare tanto che il sangue gli spruzza dalle orecchie.

C'è da agire, più che riflettere.

Insomma, ce n'è per tutti. Tutti diversi ed in fondo tutti così noiosamente uguali che la violenza è la risposta che nasce da questa società. Violenza per farci restare a bocca aperta ed occhi spalancati. Perché siamo diventati insensibili. Perché è l'odio che ci rende uguali ai nostri opposti. Vogliamo tutti le stesse cose, in un mondo in cui il nostro modo di pensare sta trasformando un'evoluzione in involuzione. Una determinazione (peraltro infondata) a crescere, che si fa via via più vacillante. Siamo in troppi? I nostri padri non avrebbero dovuto darsi al nucleare? Hiroshima e Nagasaki sono state dimenticate, o in questi tempi dalla memoria corta dobbiamo avere seri handicap, arti in eccesso i difetto o figli morti, per poterle ricordare?

Nella frenesia della specializzazione, noi ci perdiamo. Chi si ricorda più....Eh?!? Guardare intorno e pensare che si pulirebbe strade più volentieri del lavoro che attualmente si fa. Senza un briciolo di disprezzo né per il proprio lavoro, né per chi pulisce le strade. Semplicemente perché siamo stanchi di doverci vendere.

Gli obiettivi ci sono, ma non sono di facile realizzazione. C'è un oceano di merda da sonno criogenico se ci si pensa, eppure se si prova ad allungare una mano nella loro direzione, si può quasi sentire il calore e la luce che emanano.

Basta tapparsi il naso e camminare dritti.

C.
postato da: AngeGris alle ore 09:11 il mercoledì, 30 settembre 2009 | link | commenti (1)
venerdì, 11 settembre 2009

"Pippo va a fare la spesa"

Non mi piace più scrivere. Poiché oggi devi per forza avere ancora qualcosa da raccontare, per poterlo fare. Una cosa che non sono mai stato in grado di fare in modo esauriente. Perché non mi piace leggere cose come "Pippo va a fare la spesa" che, solo per la loro correttezza grammaticale, sono trattati come capolavori. Non è che una minima parte di quel che io reputo un buon lavoro.

In realtà Pippo porta quel nome solo perché suo nonno era di firenze, lui è nato e cresciuto nei peggiori anni della germania a Francoforte. Impotente, a guardare quella crepa purulenta, marcescente, che spaccava in due quel sogno per il quale qualche anno prima il Volk, il popolo, avrebbe dato tutto, e che ora lavorava per rammendare, cercando di passare inosservato. La sensazione di paura nel sentir nominare Gli alleati, quella tragicità in plicchi di banconote innumerevoli sudati sangue che vanno sparsi come cenere al vento per un tozzo di pane. Quella morte negli occhi delle persone, che rende tutto così intenso che fa male. Pagare un giornale cencioso una fortuna, e scoprire che è di due giorni fa..

E qualche volta a casa sua, quella cosa che striscia su, sal pavimento fino ad entrargli nelle pupille assetate, lasciandolo impotente statua di carne, occhi sbarrati velato di lacrime senza un sussurro, denti stretti e mano chiuse a pugno cercando di trattener quel po' di dignità rimasta, che scivola via come sabbia, nel ricordo di una città piena di cadaveri. Un mondo, pieno di cadaveri. Fra i quali il suo.

C.

postato da: AngeGris alle ore 10:54 il venerdì, 11 settembre 2009 | link | commenti

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