sabato, 29 marzo 2008

Domani.

Paura di vomitare su questa tastiera. Paura vera. Sto per farlo davvero. Ma sto bene. Ci sono. Grandissima serata. Sperando che domani sia uguale. Sarà comune, poi.


La vita.

Chiaro, no?

C.
postato da: AngeGris alle ore 04:35 il sabato, 29 marzo 2008 | link | commenti (6)

...

Au revoir.

C.
postato da: AngeGris alle ore 04:26 il sabato, 29 marzo 2008 | link | commenti (1)
giovedì, 27 marzo 2008

Pieces of me.

Ci sono momenti di infinita stasi nell'esistenza di ogni essere vivente.

La carica delle cose assume un valore completamente differente, come se d'un tratto l'aria, l'acqua, la terra, si fondessero in un'unica densità, come potessimo attraversare tutti i muri di lacrime e pianti senza cambiare espressione, come farsi del male senza sentire assolutamente niente, come amare senza avere alcun cuore da donare. Ovvero essere in stallo. Il più assoluto totale momento di suspance. Come in quel film, prima che succeda quella determinata cosa, prima che il finale chiarisca, prima che si sentano gli applausi a teatro, gli ultimi quattro colpi di batteria e il basso tonante. La voce che sfuma. Ti trovi sulla vetta di una montagna e quando ancora osservi il terreno ai tuoi piedi, sai che sopra c'è l'infinito, che inevitabilmente ti troverai di fronte ad esso senza poterlo comprendere in tutto il suo splendore. Ti godi ogni centimetro di terreno sempre più in alto, sempre più su fino a oltrepassare il confine ultimo tra terra e aria, librarti con le tue pupille, a terra, tra le atmosfere che ricoprono il nostro pianeta. Un balzo di migliaia di chilometri, poi.

Ma in giorni come questo io sto fissando il terreno e sorrido perché una chiave dopo l'altra sto sciogliendomi dalle catene, dai lucchetti pesanti, dai fardelli inutili e partire è questo prima di tutto. Liberarsi e librarsi! Non riesco a non pensarci, io sto dimenticando, per poter meglio ricevere quel che mi arriverà laddove io andrò. Sto selezionando quello che per la mia vita è necessario da quello che non lo è, come quando si deve scegliere se prendere o non prendere qualcosa in valigia.

Lo sto facendo metaforicamente e letteralmente. In questi giorni sto capendo che per sognare non servono parole inutili, non servono attese estenuanti, non servono parole false. Sarebbe soltanto illudersi, che con il sognare ha in comune solo l'inconsistenza. La bellezza sta in ben altre cose. Per sognare servono sguardi sinceri, risate allegre, per sognare servono orecchie che sappiano ascoltare e io adoro ascoltare i sogni, assorbirli, e mutarli immaginandoli a mia volta differenti. Adoro l'amicizia di alcune persone, perché non è questione di non voler pensare alle cose brutte quando si è in loro compagnia, ma di non riuscirci. Di essere felici indipendentemente da tutto, anche se si naviga in un mare di merda, cosa che comunque non è, motivo in più per raddoppiare il sorriso!

Oggi sono in sospeso ed è bellissimo, perché il cielo è così vicino che mi manca il respiro e non ho mai sentito la terra così lontana dal cuore.

C.





postato da: AngeGris alle ore 20:03 il giovedì, 27 marzo 2008 | link | commenti (3)
martedì, 25 marzo 2008

In a land of dead trees.




Apocalisse di braccia scheletriche e tese, a cercare un sogno luminoso che resta sempre fuori portata.

C.
postato da: AngeGris alle ore 23:06 il martedì, 25 marzo 2008 | link | commenti (3)
domenica, 23 marzo 2008

Taken.

In questo momento non sto vivendo. Mi sto guardando, mi sto guardando come fissassi allo specchio la vita che mi scorre intorno, dentro e addosso.

Troppo.

E di colpo scompaio, non ho importanza. Vedo soltanto quel che c'è. Una ragnatela enorme che in un universo nero senza stelle e con qualche tenue luce si stende in tutte le direzioni infinito senza tempo, senza cambiamento. Ci sono solo strade da percorrere e tanta, tanta stanchezza negli occhi a guardarle. Ci siamo persi vagandoci incontro piccole lucciole incerte. Non sicure del proprio bagliore, di quello di chi riteniamo caro, un'ancora di salvezza o qualcosa di più. Una vita di simboli, una vita di calori sommari e di foglie che cadono a colorare montagne e neve a cancellare tutto, perché un sole e i fiori possano tornare a disegnare. Il mio vuoto è questo, ora. Soltanto il foglio prima che torni il colore. Prima che, come ogni anno ma ogni volta differente, la matita della Natura torni a calare su questa terra. Queste vite, questi occhi. Un tuono fuori la finestra. Non aver paura, penso. Siamo soltanto rottami impuri, impauriti.

Sento il vuoto stanotte. Sento il vuoto che si spande come l'olio sopra l'acqua più leggero ma dall'impatto migliaia di volte più pesante, tanto che alla fine restiamo soli con noi stessi senza nessuno con cui parlare e facciamo i conti. Come con una madre arrabbiata, ma non c'è qualcuno ad accusarci di niente. Eppure è peggio. Perché c'è solo la Verità. Perché quel velo che abbiamo davanti agli occhi pensanso all'altro, al resto, agli altri, cade leggero come una bianca piuma e quel che c'è dietro assume una nitidezza tagliente.

Vorrei dire così tante cose che mi mancano le parole, vorrei fare così tante cose che mi manca la forza di muovermi. Stupida testa, stupido pensiero che mi intrappola.

Prigioniero in balia dell'essere mi lascio alla deriva a galleggiare inerte in quest'aere priva di peso, privo di peso. Da qualche parte andrò, ma per stanotte lascio che il temporale mi bagni lavando via tutto quanto con la sua furia. Esco sulla terrazza e rinasco.

Buonanotte.
postato da: AngeGris alle ore 02:12 il domenica, 23 marzo 2008 | link | commenti (4)
domenica, 16 marzo 2008

Cuore 0 - Cervello 1

Accoltellare il petto di una persona e una volta allontanati fargli il giro da dietro e abbracciarlo dolcemente.

Mi scosto, la ferita brucia ancora e so di averti ferito a mia volta più volte, cosa che non mi migliora la fiducia in me stesso.

"Come vuoi"

No, come vuoi tu. Il metallo è ancora freddo dentro la carne e ce lo ha conficcato qualcuno. Il metallo della sfiducia. Bisogna avere i coglioni di prendere una decisione. L'hai presa, non mi farò prendere per i fondelli ulteriormente per i tuoi sbalzi, i tuoi ripensamenti.

Okay, vai per la tua strada, tanti saluti.

Fai pure la persona libera e consapevole, la protagonista, io non sono arrabbiato con te. Ma non venire a farmi certi discorsi sempre e solo con la mentalità della matura quando i fatti parlano da soli. Abbiamo sbagliato entrambi ma abbiamo preso direzioni diverse per scelta. Io ne ho mantenuta una e tu un'altra e lo abbiamo fatto volutamente. Chi sceglie il cuore chi il cervello, ma una volta presa la decisione, non si torna. Non ci si gira intorno, non si può avere la botte piena e l'orso ubriaco.

:P

Farewell oh my dear moon, goodbye. You gave me shelter when dogs howled.

C.


P.S. il risultato della partita è insoddisfacente.


postato da: AngeGris alle ore 14:53 il domenica, 16 marzo 2008 | link | commenti (5)
venerdì, 14 marzo 2008

The killer and the fairy.

Grigio, a incorniciare un mondo di rumori ancora troppo forti. Forse abbiamo finalmente perso anche l'ultimo dei bianchi petali che ci hai donato, Natura, abbandonandolo al tuo vento soltanto per la bellezza del vederlo rapito e del suo vederci finalmente soli con noi stessi. Abbiamo aperto lentamente la mano, in questo mattino di nuvole montagne e acque inquiete, su una spiaggia che sa di sassi e tempo non troppo adatto, e pian piano quella gabbia di carne è venuta meno e quella piccola splendida nullità di un petalo ha cominciato a vedere il cielo che da tanto non vedeva e sotto al quale era cresciuto. La Vita. Ha cominciato a volare, lasciandoci fermi a guardarlo, spettatori. Come l'amore che si allontana senza volerlo davvero fermare, solo per l'intensità della sensazione del proprio cuore che si spezza, una droga troppo forte, qualcosa di ogni volta nuovo. Cercando lacrime negli sguardi. I capelli mossi che ci coprono parzialmente la vista, e le magliette che ci scivolano addosso vorrebbero seguirlo quel petalo ma non possono, teniamo prigionieri oggetti cui diamo un senso troppo profondo per poi perderli, uno dopo l'altro senza sosta. Perderci. Vista liquida, e lacrima che scende sulla pelle liscia, fino al collo e giureremmo sentirla fermarsi proprio qui sul cuore. Fermarsi e penetrare all'interno, piccola scheggia di cristallo fra le altre, o rubino.

Un passo. Un altro passo, dentro ai jeans o fuori o intorno, fino a raggiungere con i piedi nudi l'acqua gelida. Le nuvole ruggiscono dall'alto ma non mi spavento. Al momento la paura non mi ricordo neanche da che parte si guardi. Gelo improvviso. Acqua acerba acqua agressiva acqua che non vuole che ci si immerga. Che reclama soltanto morte. Che vorrei accontentarla mentre sorge il sole di questo giovedì senza un luogo senza un tempo che è solo un giovedì nell'eternità che non ha speranze e vorrei solo che passasse una ferrovia da queste parti avendo l'orario nella tasca dietro dei jens, spiegazzato. Ma non c'è un treno, non c'è niente in questo luogo dimenticato da Dio e dagli uomini.

E poco alla volta ci entro, in quest'acqua più fredda di tutto. centimetro a centimetro mi do in pasto ad essa, fino al ginocchio, fino alla vita. Poi mi fermo. Tutto in discesa, tutto in salita, poi curva a destra e alla terza traversa giri a sinistra. Fanculo, troppo complicato. Mi fisso il palmo della mano destra, pr qualche secondo. L'indirizzo del paradiso? Mi strappo per due secondi dalla situazione il pensiero, e mi getto in acqua a testa di colpo. Preferisco gli impatti forti alla sofferenza continua. Ma questo mi uccide, davvero. Come immergersi in un mare di aghi gelidi e acuminati, come guardarsi allo specchio una mattina e vedere quanto falso sei, quanto ti odi davvero, quanto quegli occhi siano immersi nella menzogna tanto da cambiare colore. Gli arti si tendono in un disperato spasmo si contraggono e resto immobile, a fissare giù, verso l'infinito nulla nero come la pece, contornato da un blu troppo scuro che mi abbassa le palpebre infine. Muoio.



Way off in the distance I saw a door
I tried to open
I tried forcing with all of my will but still
The door wouldn't open

Unable to trust in my faith
I turned and walked away
I looked around, felt a chill in the air
Took my will and turned it over

The glass prison which once held me is gone
A long lost fortress
Armed only with liberty
And the key of my willingness

Fell down on my knees and prayed
"Thy will be done"
I turned around, saw a light shining through
The door was wide open


Risorgere fra lenzuola bianche e letti che non si sa come non ricordavamo. Di cui non avevamo memoria alcuna. COme angeli sopiti che spalancano le ali alla Chiamata, la forza di migliaia di corpi in uno sento dentro il mio, non sono bianche ali ma di pece quelle sulla schiena invisibili ma percepibili. Il fiatone, il nero negli occhi ancora per lunghi istanti. Non grida ma gelida paura che non sentivo da tanto, troppo tempo, che svanisce poiché anch'essa nient'altro che frammento di sogno trascinato attraverso mondi. La stanza è semplice, arredata con mobili in legno senza particolari lavorazioni. Un comò, un armadio, un paio di sedie e un  tavolino. La porta dischiusa rivela che la mia fiducia è troppa, ancora una volta quella dannata fata. Infilarmi nella testa le sue trame e i suoi disegni, come se io non fossi che un foglio di carta per lei. Eppure sa perché è con me. Anche lei ha venduto quel poco che le era caro in cambio di qualcosa rivelatosi insulso, ed ora cerca di riprenderselo, anche un po' attraverso il potere che esercita sui sogni. Stringo i denti, spingo via le lenzuola, e poggio i piedi a terra.

Sollevati, penso e eseguo. Vestiti appoggiati a lato del letto che senza pensiero vado ad indossare, operazione che richiede più di qualche minuto. Tunica, giustacuore e poi maglia di mithral. In seguito i vestiti di cuoio neri, fibbia dopo fibbia addosso a me come mia seconda pelle. Oggetti che fanno parte di noi e che prima o poi perderemo, come serpenti in una muta fuori dal tempo, senza nulla a che vedere con le stagioni. Quando mi volto per uscire dalla stanza eccola, in piedi sulla maniglia.

"Quando ti vedo dopo un sogno come quello che ho fatto, non so mai se puntarti la lama alla gola, farti i complimenti o andarmene."

"Potresti fare tutte e tre le cose"

"Non faccio niente senza concludere. Ti puntassi la lama alla gola andrei a fondo, mi complimentassi, sfuggirebbe un sorriso, me ne andassi, non mi troveresti più."

"Io ti troverei"

"Tu mi cercheresti. Questa è una cosa differente. Io e te non esistiamo per davvero. E per quanto la si cerchi, non si trova mai qualcosa che non esiste."

"Non stiamo cercando forse di tornare?"

Silenzio, mentre la fisso. Ha perfettamnte ragione del resto. Scrollo le spalle con apparente noncuranza sebbene abbia subito l'impatto delle sue parole. Da quanto non possiedo il cuore, da quanto ella non può riunirsi alle sue genti? Tanto, troppo tempo a vagare cercando di riacquistare quanto un tempo non avremmo mai pensato di potr prdere. Per cosa? la parole, l'essenza è una sola.

Potere.

The Killer

[thx to Dream Theatre - The Glass Prison]

C.
postato da: AngeGris alle ore 13:53 il venerdì, 14 marzo 2008 | link | commenti (6)

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