domenica, 14 ottobre 2007

Inizio della fine.

Apro gli occhi, fossilizzati ancora in un milione di anni avanti o indietro, inconcepibilmente non miei. Sogni. Apro gli occhi, stamane. Senza ricordi di ieri. Senza alcun ricordo di ieri.

Un po' spaventato, un po' nervoso. Scendo a farmi un caffè bollente, salgo con la tazza in equilibrio sulla mano. Sedici scalini, 4 passi, apro la porta, ancora un paio di passi. Poggio la tazza sul tavolino del pc, lo accendo. Il buio e il silenzio, intorno. Mi bevo con calma il liquido che scene bollente e traccia confini dentro al mio corpo, tramite le mie percezioni. Posso sentire il cuore battere. Posso sentire le gambe, le braccia. Tutto quanto. Senza avere un perché, un chi, un quando un come un dove. Pensandoci nella settimana appena trascorsa mi sono reso conto di diverse cose, sul mio essere. Cose segrete.

Così apro internet. Leggo qualche parola di sfuggita, cerco di mantenere la testa lucida. La testa lucida, nella mia follia. Che è difficile rapportarsi con me. E riesco a malapena a capire io, come son fatto, figuriamoci altri. Ma va bene così. Le parole scorrono, e a un certo punto cessano di avere importanza. Chiudo. Apro Winamp, accendo la musica, fisso il colore del cielo dalle lamine delle tapparelle. Anche questo è quasi finito. Anche il blog sta per concludere un suo ciclo. Un mio ciclo.

<<perché mancano 5 giorni>>

e sarà stato un anno fa, che decisi di aprire un angolo per me. Un angolo per noi. E mi promisi che non sarebbe dovuto durare troppo. Che non sarebbe mai stato un blog di quelli che tengono aperto per che so, 5 anni. No, mai. 6 mesi, massimo un anno.

Perché sono tanto instabile da stancarmi subito. Da demoralizzarmi, da attaccarmi troppo e far risultare quasi doloroso il distacco.

E probabilmente sarà così. Penso questo, prima di chiudere gli occhi ed assopirmi mezz'ora o poco più sul divano. Per poi risvegliarmi e cominciare a scrivere. Una specie di preludio della fine.

Sono cambiate un casino di cose, da ottobre scorso. Sono cambiato io, sono cambiate le mie aspirazioni. Qualche cicatrice in meno, qualche sorriso in più, e molta, molta più voglia di andare avanti. A volte.

Un saluto a voi, che avete animato questo blog.

Ci rivedremo.

C.
postato da: AngeGris alle ore 07:57 il domenica, 14 ottobre 2007 | link | commenti (12)
mercoledì, 10 ottobre 2007

Ossigeno

Che si solleva lento nella stanza.

Vita.

Non riesco a chiudere gli occhi. Continuo a schiantarmi contro quel muro. Un istante dopo l'altro.

Il mio sangue, sulle pareti. Il mio sangue, sulle pareti.

È bellissimo...

C.
postato da: AngeGris alle ore 23:03 il mercoledì, 10 ottobre 2007 | link | commenti (2)
domenica, 07 ottobre 2007

Cadendo.

In fondo ho sempre saputo che sarebbe finita così.

A fissare un vetro trasparente sul mondo, all'interno di un treno che corre, corre e non si ferma. Mai. Sempre a partire da qualche luogo, ad abbandonarne sfumature azzurre ed ombre opprimenti, di cieli opachi, come sabbia tra le dita. Sabbia che sfugge lentamente dalla presa, chiusa in un'impotenza abissale.
Sconfinatamente mia.

A fissarvi da lontano, dietro il vetro trasparente della mia vita. A vedervi ridere, piangere, sorridere e soffrire. Sotto. Credo di essermi lasciato alle spalle anche una meta, perso nel guardare il tutto dal mio niente addobbato di ghirlande nere, candele spente. Come una freccia che taglia l'aria, slanciato in una folle corsa contro il tempo, nudo. Indifeso, ma pieno di rabbia. Con la forza pura che scorre dentro e nessun bersaglio su cui sfogarla. Su cui scagliarla.

Sotto a pareti spesse, senza senso, nel centro.
Un cuore palpitante, latente, esitante.

Come potesse ancora stupirmi, il frullar dell'ali dei gabbiani, il fissar case anonime incastonate tra il verde e il cemento. Paradisi deserti che lanciano promesse sulla terra, una goccia dopo l'altra celati dietro nuvole scure di cui oggi posso avvertire l'assenza.

Cadendo. Sopra rocce, sopra alberi e rovine deserte e malandate, in campagne sconosciute e asfissianti. E nel perdere sensazioni che lentamente sfumano via, capacitarmi della bellezza di tutte quante le cose, intorno.

Un Eden grottesco.

Che ci lascia espirare boccate di ossigeno che inondano la testa, i polmoni. Nello svolazzar di tende, gonne leggere, nei riflessi d'acqua, petali indifferenti, ritrovo te.

Perché questa forza sconfinata nella perdita?
Perché questi sorrisi nell'assenza?
Perché mentire, perché non farlo?

Distanze che corrono e recidono fili, Arterie di sangue misto, a farsi da grati rasoi d'aria, parole, essenze. Non riesco ad uscirne, non riesco dannatamente a uscir da queste spirali. Voglia di fracassarmi le ossa, e nel dolore dimenticare. Voglia di non aver mai imparato nulla. Di non dover sempre tornare alla mia vita con la consapevolezza del mancato traguardo. Che ci sia o meno.

Montagne.
Globi ardenti.

E il cuore che non smette, non smette, non smette, non smette di battere. E occhi che non si chiudono, respiro che non si ferma.

Sono vivo, non posso accettarlo.

C.
postato da: AngeGris alle ore 19:12 il domenica, 07 ottobre 2007 | link | commenti (3)
mercoledì, 03 ottobre 2007

Today

Oggi sento una tempesta che mi si alza dentro dal profondo. Che spazza tutto via con forza. Tutte le cose negative, tutte le cose positive. Tutto quanto, e la fisso con un sorriso, perché nonostante gli aghi, nonostante le catene addosso che sento, nonostante me stesso, so che passerà. E sono fiero, della mia mente. Fiero, del mio cuore. Perché continua a reggere.

E a farmi sentire vivo. Vivo, alla faccia di tutto. Alla faccia di tutti.

Ogni respiro un'esplosione nel petto. Ogni battito di cuore, forza. Forza pura. Ed è mia, non di altri. Questo ho capito.

Oggi il sole batteva dall'alto. Scottando, splendendo, riempiendo di vita tutto quanto. Sulle piante, sulla neve, in alto sulle montagne, sui visi di chi come me aveva occhi anche per lui. Anche per il sole. A prendere un autobus. No, in macchina. No, nel bar. No, dalla signora BF. No, in macchina. No, al bar. No, a casa. No, in camera.

Dove cazzo sono?

È bellissimo. Il sorriso, sulle labbra, nel caos.

C.
postato da: AngeGris alle ore 21:18 il mercoledì, 03 ottobre 2007 | link | commenti (3)
martedì, 02 ottobre 2007

pensiero eterno

immagino la morte
come se i milioni di pensieri che si affollano mella mia mente
improvvisamente svanissero - tranne l'ultimo.

Eterno, rimane sospeso dove non esiste tempo, dove non esiste coscienza.

Io sono quell'ultimo pensiero.
E non trovo significato, non trovo senso al di fuori di me stesso.

<chissà chi era quella donna sul fondo della stanza, vestita di blu>

È Questo, il mio ultimo pensiero?

Una domanda.

Sinceramente, mi aspettavo di più.


C'erano 4 persone nella mia stanza d'ospedale, potevo vederli dagli occhi socchiusi. 3 le conoscevo, avevano volti noti.

chissà chi era quella donna sul fondo della stanza, vestita di blu

Non riesco a pensare.

non riesco più a ricordare.


Ma forse é giusto così.
passando la vita immerso nelle domande le risposte perdono di significato.

di mille domande ora ne rimane una. ne rimane solo una.

E per me non ha senso, perché non esisto più.

l'ultimo pensiero danza solitario nel buio
- ed io sono morto.

Andy-

postato da: AngeGris alle ore 23:25 il martedì, 02 ottobre 2007 | link | commenti

La consapevolezza

Guardavo il mare, cercando di figurarmi immagini felici che potessero essere stimolate da tanta immensità, ma non accadeva. Nella mia mente si accaniva solamente il desiderio di richiamare istintivamente delle emozioni, che non arrivavano, ma dovevano essere scavate e rette artificialmente, come un burattino di legno.

Le emozioni erano false, e nella mia piena consapevolezza lo sapevo.

Lo sapevo.

E per che vivere se non per amore?

piansi a lungo, e sembrava che l'unica cosa che potessi controllare fosse la mia tristezza.

Me ne rammaricai. Quando pensai che morire fosse la soluzione, esitai e infine, crollai addormentato.

Mi sono svegliato il giorno dopo con l'alba e i gabbiani che cantavano, vicino alla riva.

Finlamente sorrisi, ma non sentivo la felicità dirompente che mi aspettavo.

solo un lieve e tiepido tepore, che intorpidiva le mie membra come un caminetto accesso e un poco di vino a fine giornata.

Sapevo che presto sarebbe svanito, e con questo pensiero già stavo spegnendo il fuoco della felicità. però per un attimo me ne dimenticai e stavo bene.

Ancora salvo, ancora per un giorno.

Bentornata, consapevolezza maledetta.

 

Andy-

postato da: AngeGris alle ore 23:24 il martedì, 02 ottobre 2007 | link | commenti

Follia.

Vendo il mio corpo. Lentamente al tempo e con costanza. Mi alzo la mattina e me ne manca ogni giorno un pezzo nuovo. E mi chiedo, nel riflesso dello specchio, che cosa vuole, quel contrario di me, così mancato. Così mancante.  Lasciandomi dietro respiri che non torneranno mi dirigo in posti che torneranno ancora. E ancora. E ancora. Così ti fisso, teschio dall'orbite vuote, e sorrido bieco, nel mio porgerti il braccio, reggendolo con la mano. Dell'altro. Una clessidra per un cuore palpitante. Una clessidra per un rosso ormai bruciante. Sangue rovente di leone rampante. Amore straripante. Roteando nella mente poi si schianta. Lacerante.

Lasciandomi alle spalle veli scuri sotto gli occhi
vendo quelli a chi ne sente voglia carte oscure di tarocchi
ormai perduti nei ricordi di persone già passate
perse terse sere rosse mentre muore già l'estate

Vendo il mio corpo al miglior offerente, ché della mia anima non è ancora scritto il destino ma tracciata è una linea rossa su una mappa senza indicazioni. Su un foglio bianco poco sensato, obliquamente fisso nelle pupille di mattina, quand'ancora non realizzo chi sono. C'è come qualcosa che mi sfugge nel nulla.

A volte vorrei aver conferme di cose che non esistono e in cui credo fermamente. In sere come queste le frasi sgorgano senza un come o un perché, lo fanno e basta senza pensarci troppo. Una cena, un assassinio e il coltello lo si ingoia prima di andare a dormire. Da svegliarsi la mattina dopo con la lama che avanza fuori dallo stomaco a ricordarci quanto siamo splendidamente mortali. E stupidi.

Lasciandoci stare il cuore a vicenda, senza sballottarlo troppo, che potrebbe esploderci come un palloncino pieno di sangue al centro del petto. Che non si allontana con la leggerezza del vento, ma con  la costanza del desiderio, e delle scelte. Chi le prende? Chi le subisce? Poi ci sono quelli che hanno una cattedrale nel petto. Che talvolta ci si va a pregare, che magari qualche desiderio si avvera. Oppure no.

C.
postato da: AngeGris alle ore 21:13 il martedì, 02 ottobre 2007 | link | commenti (2)

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