La donna alzò il volume dello stereo, nella sua stanza.
Era seduta per terra, sulle piastrelle lisce e bianche, ma esse bianche non erano. La luce nella stanza era stata spenta e solo quella tenue, blu, dell'apparecchio acceso illuminava poco intorno. Per ella in quel momento il pavimento non era che un mare in movimento, sulle note di quella melodia, nello stesso tempo violenta e dolcissima. La mano passava sui capelli rasati ad un centimetro circa di lunghezza, ed un ampio sorriso le si schiudeva in volto, prima che un suono metallico le riempisse le orecchie con una prepotenza inaudita. La musica faceva il suo corso.
La donna si stese su quel pavimento in movimento, sotto alla luce blu, innaturale dello stereo, e cominciò a percepire.
Sentì come il suono di una trivella che le entrava dentro al petto, con lentezza e forza, come qualcosa di spaventoso e nello stesso tempo tremendamente eccitante. Ella non desiderava altro che quella musica giungesse al suo cuore e vi si avvolgesse intorno, fosse come una catena o come un candido nastro di seta bianca, non le importava, doveva solo prenderglielo. Il letto, alla destra di lei, sfatto, armadi aperti, in disordine, una finestra dalle tapparelle alzate, a mostrare un mondo avvolto nel sonno...
E gridò.
L'urlo le uscì dalla gola come qualcosa di prepotentemente trattenuto che dopo aver sfondato qualunque blocco, raggiunge l'aere. Un urlo terrificante, un urlo splendido e mortale, mentre gli occhi si chiudono e tutto cala nell'oscurità di quella musica morbosa....
Le visioni allucinate, l'adrenalina che sale.
È la musica che striscia sulle pareti.
La musica che striscia sulle pareti.
C.
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http://www.guillaume.altervista.org/02.mp3]
Io non vado a morire, ma solo a provare a me stesso se sono realmente vivo oppure no.
Spike Spiegel
Pennini d'oro, tracciano solchi rossi sulla pelle della mia schiena. Scrivono di ricordi, belli quanto brutti, di situazioni spiacevoli e splendide, di sogni infranti e realizzari. Di castelli in aria maestosi e unici, di parole dette o pensate, bugie, verità dolorose.
Scrivono e disegnano, disegnano e scrivono, in un eterno e lento dissanguarmi, impercettibile. Ed io giaccio in questa stanza, una terrazza in pietra che da su di un'enorme giardino. La luce del sole coperto dalle nubi, filtra all'interno della stanza quasi...lentamente. Ed io sono steso, la schiena volta al soffitto, nuda, poggiato su lenzuola scomposte, sommarie. Ed una macchia rossa s'allarga attorno a me piano, nel mio lieve e cauto vivere.
Non so perché sono qui, ma non mi importa. Questo di certo è il paradiso, un paradiso di pietra scura e di ampie vetrate, un paradiso gotico e puro, un paradiso ove gli angeli posseggono gigantesche, immense ali bianche, nere, grigie, un paradiso dove posso sedermi allo scrittoio, prendere una penna d'oca, e scrivere tutti i miei pensieri su di una pergamena profumata di lavanda. Ma qui, ogni cosa fatta è indelebile
ogni cosa fatta l'hai scritta addosso, e soltanto in un mondo immenso ed antico come questo, si può provare l'estasi estrema del posseder una donna e passare lae notti a leggerne amori e delusioni, conoscerla lentamente, lievemente come solo una carezza può fare, mentr'ella dorme beata.
Mi alzo in piedi, rivoli di sangue scendono lungo le gambe, ricordi che riaffiorano....
Allungo la mano e prendo la maniglia di ferro, la abbasso, spingo. Le forze vengono meno, il mio corpo nudo e pallido si sbilancia in avanti, e cadendo apro la finestra, atterrando sull'erba. Scosto i capelli dagli occhi, un sorriso mi sale alle labbra. Che stupido, sono. Mi rialzo lentamente, ogni movimento lento, calcolato, tranquillo, ponderato. Cammino fino alla cima di una piccola collina. In cima ad essa, fra l'erba mossa dal vento come mare in bonaccia, v'è un antichissimo altare di pietra, decorato con il volto di una fiera feroce.
Mi stendo, e so che esalerò l'ultimo mio respiro, poiché domani rinascerò di nuovo, questa volta la mia pelle sarà nuova e splendente, e le mie grandi ali grigie, potrò spalancarle e volare lontano....Vedere milioni di cose incredibili, splendide, tristi...
C.
Com'era, l'acqua?
Dopo vent'anni di abusi, dopo una vita, io e te, in cui mi sono sentita sola, usata, stuprata nel profondo dell'essere, dopo una fatica innominabile per allevare nostro figlio senza di te, con uno straccio di lavoro in una stracazzo di metropoli fatiscente, dopo le amicizie rovinate, dopo i soldi spariti, dopo gli inganni subiti, dopo l'amore che non si è mai interrotto...
...dopo tutto questo, tu torni, entri nella mia casa, prendi un bicchiere,
lo riempi.
Bevi.
Com'era, l'acqua?
C.
Certi giorni mi sveglio, e vivo la mia vita in maniera differente. Ogni cosa è un po' diversa dal solito, anche nella routine quotidiana più rigida. Quei giorni, è come se io stessi leggendo in un libro gli avvenimenti, e mi immaginassi reagire nei modi più vari. Per questo quei giorni sono così unici. Perché una volta ogni tanto sono le emozioni, e non la mente, a guidare il nostro corpo, perché una volta ogni tanto perdere 5 minuti per guardare un cielo di zaffiro perfetto non è una scocciatura ma un piacere, una cosa splendida.
Carlo
...è come il mare.
È come onde che si infrangono su una scogliera alta centinaia e centinaia di metri. Come erba mossa dal vento che sembra mare in bonaccia, è come alberi tanto grossi che sovrastano persino le montagne ove sono stati generati, è come calore di fuoco eterno che brucia, nero, viola e blu, nelle profondità della terra. È come lacrima spezzata in due da una lama di metallo perfetto, è come raggio di sole che fende la fitta coltre di ombre dentro alla nostra anima, è come statua eterna e bellissima, che ammalia alla vista come può solo la bellezza ammaliare.
C.
Nuvola e cielo,
illuminano me,
in mano,
solo luna, stelle e tramonti,
restituiti.
Capita, a volte,
gli occhi s'accendono
di quella luce
così scintillante che
sembro un angelo
impazzito, nel mio
strapparmi l'ali,
grigie.
Il mio ritratto antico
mi fissa severo,
memore di
tempi in cui
non ero,
tempi in cui non sono.
La lancetta è
conficcata nel muro,
ha infilzato il mio polso
alla parete,
e mi tiene imprigionato
nelle spire ipnotiche
del passato.
Il chi non è più importante,
il perché
m'assilla,
e mi ruba intere notti,
interi viaggi.
C.