domenica, 31 dicembre 2006

C'è questo stanotte.

Era il 38.

Era il 1938, un venerdì di novembre, non ricordo esattamente la data, era sera, le luci della città emanavano un bagliore tenue, sommesso, e tutto sembrava essersi improvvisamente addormentato. La mia vecchia Ford nera viaggiava, o per meglio dire volava sull'asfalto attraversando i luoghi dove avevo trascorso la mia infanzia. Ricordo che continuavo a guardarmi attorno, come cercando di assorbire tutto quanto mi circondava, in modo da non potermelo scordare mai più.

Mai più.

Il motivo di tutto questo, o per meglio dire i motivi, stavano seduti accanto e dietro di me. Mia moglie Delly e mio figlio Bruce, il quale dormiva stravaccato da un lato. Mi voltai un istante, arrivato ad un semaforo rosso, guardai il suo visino lindo, lavato per bene, chiedendomi cosa diavolo avrebbe potuto inventarsi Delly per fargli credere che la mia partenza sarebbe stata rimpiazzata da un ritorno dopo qualche tempo.

E via, ancora una volta a sfrecciare sull'asfalto, fischiettando un vecchio motivetto blues, fino a che il grande edificio della stazione non si palesò ai nostri occhi. Mia moglie, per tutto il tragitto, si era mantenuta chiusa in un silenzio che aveva un che di reverenziale, e profumava di lavanda, cannella ed addio. I suoi capelli erano raccolti in modo ordinato e rilucevano debolmente alla luce dei lampioni, sempre più frequentemente appostati a lato della strada.

Parcheggiai in un posto che conoscevo ormai da molto tempo, stava accanto alla macelleria di Al, il vecchio Al lo smilzo. Lavorava lì da...20 anni? Me lo chiedevo, mentre scendevo dalla macchina, insieme a mia moglie. Aprii la portiera dietro, e svegliai Bruce con un buffetto gentile accompagnato da un sorriso. Il suo faccino con quell'espressione completamente desolata mi sciolse il cuore e sentii le lacrime pungermi gli occhi cercando di farsi strada, ma non glielo permisi nonostante tutto, e con un'occhiata a metà tra il triste e lo speranzoso presi la sua mano, ed una volta fuori chiusi portiera e macchina. Ci avviammo mestamente verso la stazione, quel vecchio edificio molto, molto bello...

All'interno sembrava una vecchia cattedrale, parevano navate quelle ai lati, e quell'ufficio informazioni stava esattamente dove un buon religioso avrebbe posizionato un altare. Le panchine per le attese non erano che panche per le preghiere, in quella strana chiesa dell'era moderna, incredibile pensare tante persone riunite nello stesso grande nodo...

Mi avvicinai alla biglietteria, e presi un biglietto, per la mia destinazione. La bigliettaia, una signora sulla sessantina, tutta composta, guardò per un istante mia moglie e il mio bambino, ma non si sbilanciò, non fece alcuna domanda.

In fondo, non gliene fregava niente.

Piano, camminai verso il binario, non avevo bagagli con me, non mi servivano, dove stavo andando. Raggiungemmo il quindici, un numero che segnò la mia intera esistenza, in seguito. Avevo un cappotto nero, vestiti normali, abbastanza eleganti ma non di lusso, così mia moglie, che aveva un cappotto verde scuro che le esaltava il colore degli occhi, e mio figlio, che aveva una giacchetta smessa di suo cugino più grande, William.

Il treno stava per partire, il responsabile del mio vagone guardava con occhio vacuo intorno, avvertendo l'imminente partenza, ed allora mi slanciai con impeto abbracciando mia moglie, la baciai con passione e senza paura che altri ci vedessero, non mi importava più di niente, la baciai con trasporto, e poi la lasciai, prima che iniziassi a piangere, ed abbracciai forte anche Bruce, promettendogli, con voce sommessa, che non sarei stato via per molto tempo, che sarei tornato presto...

Salii sul vagone, faceva meno freddo all'interno, mi sedetti al posto assegnatomi, e rimasi a guardare fuori, salutai innumerevoli volte mia moglie ed il mio bambino, ma dovevo fare quel che stavo facendo, dovevo separarmi da loro, perchè stavo andando in un luogo ben più importante che quest squallida e triste città..

Avrebbe potuto trattarsi di un cimitero per elefanti, ma di elefante non avevo le fattezze, avrebbe potuto trattarsi di un comune cimitero, dentro una cassa di mogano, ma non v'erano né lapidi né corpi, lì....

Così infine il treno partì, ed io rimasi seduto, immobile ed impotente mentre il mondo sfrecciava via dai miei occhi lentamente...

Sempre di più....


Carlo
postato da: AngeGris alle ore 10:47 il domenica, 31 dicembre 2006 | link | commenti (2)
martedì, 26 dicembre 2006

un allegra giornata al parco con lo zio jack - PARTE PRIMA

perché bevo?
perché drogarsi é troppo faticoso.
Ci vogliono i soldi. Devi chiamare lo spacciatore. devi incontrarlo. controllare che non sta cercando di fotterti. Devi prepararti la canna o qualsiasi cazzo di merda ti spari. Poi se non fa effetto ti puoi anche attaccare, soldi nel cesso, tempo nel cesso, litigare con il bastardo che ti ha fregato. Una gran rottura di palle insomma.

meglio una bottiglia. meglio bere da soli. mi trascino in un negozio, 40fr, whisky.
le tasche ora sono vuote. pazienza.

Sono seduto sul bordo di un marciapiede con la mia bottiglia di dolce ottimo e piuttosto calduccio jack, sotto il sole di mezzogiorno, guardo la gente che passeggia per il lungolago.
Sguardi timidi e bastardi mi spiano dalle code degli occhi, parole che scivolano dagli angoli della bocca, lente, silenziose e brevi. Immagino cosa si dicono. Capisco la loro indignazione.
Non me ne frega un cazzo.

Bevo un consistente sorso in onore di tutti quei vecchi ammuffiti che si trascinano per la strada a braccietto, a quelle famigliole felici a 3 uscite da un catalogo ikea e ai neo-mariti costretti a portare a spasso gli orrendi inutili minuscoli cani delle loro mogli puttane.

Salute, brindo alla vostra.
Alla mia.

La bottiglia piange, sta morendo. ancora qualche sorso e se ne andrà.

Le anatre nel laghetto non si curano di me, preferiscono spulciarsi, mettere la testa sott'acqua, dormire, scopare. le anatre mi stanno decisamente più simpatiche.

Come loro me ne sto inutile e fermo, una gamba tesa per intralciare il traffico di carne umana deambulante che passa.

Ad un certo punto un gruppo di giovani, penso 3 ragazzi e un paio di ragazze, si avvicinano alla mia postazione dell'inutilità. Hanno addosso almeno 500 franchi di vestiti a cranio, i capelli ingellati, le facce sorridenti, la postura perfetta. Le donne tanto impestate di chanel che potevi sapere che si avvicinavano da 20 metri.
Brutta gente. Scimmie benvestite.

Il primo della fila, diciamo il maschio alpha, il maschio dominante della piccola mandria, é un tipo muscoloso, moro. Tanto alto quanto stronzo a vederlo.
Passandomi accanto ride con gli altri, c'é aria di complicità, di stronzata imminente. Con falsa disinvoltura mi lancia di fianco un paio di monetine, estratte dalla tasca del suo giubbotto plasticoso firmato, con piume di animali ammazzati sul cappuccio.

Si allontanano ridendo.
Le monetine mi guardavano tristi, non erano nemmeno mezzo franco in tutto.

Istintivamente, un sasso vola dalla mia mano ubriaca e lo colpisce nel centro della sua testa di cazzo, sulla nuca, producendo un rumore sordo, secco.
Che culo pensai. non capita spesso che i sogni si avverino. pensavo che il sasso sarebbe finito tra le papere.
invece é finito proprio dove doveva. Grazie dio. Grazie jack.

"COSA CAZZO FAI? UBRIACONE DI MERDA! IO TI AMMAZZO HAI CAPITO?? CORRI, CAZZO! CORRI CHE IO TI AMMAZZO!!" Sbotta l'energumeno, con la sua vocina stronza.

A quel punto mi alzo in piedi, lentamente. Prendo una sigaretta da quel che rimane del pacchetto semisbriciolato su cui sono stato seduto tutta la mattina, che mi trascino dalla serata trascorsa che mi ha vomitato in questo parchetto felice.

La accendo.

Il mostro stà a pochi passi da me, rosso e paonazzo, digrigna i denti e urla cose. Gli amici stanno dietro. Le donne un pò più lontano, timorose. A quel punto capisco che stà per mollarmi una sostanziosa centra in mezzo alla mia faccia merdosa. In risposta, veloce come un gatto e furbo come una cozza gli sputo la sigaretta in faccia, volano piccole scintille arancioni e lui si ferma un attimo, ancora più incazzato.
Ho salvato il mio naso aquilino per qualche secondo ancora.
Prima che si rimette sull'attenti prendo il mio fido coltello butterfly dalla tasca della giacca
"TLACK-FLAP-SLACK!!" un rapido gesto e la lama é li, tra me e lui.

"Parliamone." gli dico.


::: Continua.. :::

-Andy-
postato da: AngeGris alle ore 23:02 il martedì, 26 dicembre 2006 | link | commenti (3)
venerdì, 22 dicembre 2006

Il quadro di un pazzo.

Un cielo dipinto di rosa da un pittore visionario riempie la parete volta a nord della mia camera. Accade che per ore ed ore io rimanga appoggiato alla parete opposta con la schiena, che fissi a lungo ed intensamente quelle pennellate fatte con il cuore, l'anima, la follia dello sperare in un mondo che migliori e non si avvii verso l'autodistruzione come il nostro.

E respiro piano, al suo cospetto, il quadro è una cosa che va oltre l'esistenza terrena, cela in se il portale verso una dimensione che solo la mente dell'artista che l'ha dipinta, o forse nemmeno quella, riesce a comprendere, ad assimilare.

Carlo
postato da: AngeGris alle ore 19:31 il venerdì, 22 dicembre 2006 | link | commenti
giovedì, 21 dicembre 2006

La Musa Sibillina.

"Riuscirò a farcela, e mi piace pensare che ce la farò da sola."


C.
postato da: AngeGris alle ore 13:33 il giovedì, 21 dicembre 2006 | link | commenti

Profezia.

E sentirai le tue ossa frantumarsi in milioni di pezzi e scavare nella tua carne alla ricerca del tuo cuore da dissanguare, tanto l’odio nei confronti di te sarà insito in loro, ed a milioni in terra cercheranno la tua morte, in modi a volte incomprensibili all’occhio.

 

E capirai quando giungerà la morte, e lo capirai ben prima che l’effettivo atto abbia modo di accadere, superando i valichi del fato e la terra dei dubbi giungerai alla comprensione nel suo assoluto essere.


E vedrai ciò che nemmeno l’assoluto creatore dell’universo ha mai neanche avuto il sogno recondito di vedere, e non ti stupirai di questo, ma semplicemente accetterai le cose per come staranno.


Carlo
postato da: AngeGris alle ore 12:14 il giovedì, 21 dicembre 2006 | link | commenti

Si tratta di un gioco.

Un altro giorno attende,
aspetta finché non entri nel corridoio del giusto colore,
ti afferra per il collo, solleva il tuo mento,
ti guarda negli occhi e ride.
Nemmeno tu sei un degno avversario per lui,
le persone capaci di vincere il tempo
appartengono a tempi passati.

Eroi che morivano in piedi,
persone che avevano ideali,
che ci credevano,
che si votavano a questi,
persone indistruttibili,
che massacravano i giorni a fil di spada
pur di arrivare al traguardo ultimo,
il raggiungimento dell'obiettivo finale,
la propria utopia

Mi piace.

E non lo nego, non mi sogno nemmeno
di rinnegare quello che io sono diventato,
io non ho un padrone perchè non esiste
un'entità abbastanza forte da mettermi ai piedi le catene
o abbastanza in gamba da meritarsi il
mio rispetto e la mia fede.

La mia fede è verso di me,
e sono il mio unico dio,
vieni al mio cospetto
per indottrinarmi ad un culto
non mio?

Sbagli, poiché
sono l'unica persona sulla quale
posso fare affidamento,
l'unica persona che
mi aiuterà ad avere in  mano qualcosa.

Carlo
postato da: AngeGris alle ore 07:53 il giovedì, 21 dicembre 2006 | link | commenti
mercoledì, 20 dicembre 2006

Da qui.

Mi sento pronto.

Mi sento pronto a cominciare un nuovo anno, a compiere 19 anni e tirare avanti fino alla fine di tutto.

Ricominciare
"da qui".

Lentamente comincio a rendermi conto di quanto male sto e di quanto male sento dentro, e mi va bene così, ho fatto delle cose che non dovevo, non ne ho fatte altre che avrei dovuto, ed alla fine di tutto, sono qua.


Non ci sono regole, semplicemente una mattina ci si sveglia, ed è sempre tutto uguale, è sempre tutto una merda vuota e grigia, ma qualcosa dentro di te, solo dentro di te, è cambiato.

E ti dici


"Oggi è un nuovo giorno in questo inferno, facciamo che anche se tutto è sfocato, ci si possa ricordare di un giorno come di un altro"

Non ricordi belli, io non ho fiducia ed il mio cinismo non mi concede il lusso di abbandonarmi a pensieri leggeri, ma ricordi reali, per come le cose sono successe nel mio contesto, tramite gli occhi.


"Niente piu' baci ne' abbracci, svaniti con la cura
di un'affare che, per la sua stessa natura si e' fatto
inaccettabile come un assegno non girato, irraggiungibile
come un primato, concentrato cosi' a fondo da perdere fiato
resto annebbiato mentre ci godiamo il risultato
svalutato da un'offerta migliore
niente progetti, niente piu' soldi, niente piu' amore."

[Bassi Maestro ft. Tormento]

Carlo
postato da: AngeGris alle ore 11:06 il mercoledì, 20 dicembre 2006 | link | commenti (3)

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