Macchina, un amico di fianco a me che guida, siamo seduti, la notte prende a scendere su di noi, i fari si accendono, la strada si fa una striscia di asfalto precaria appena davanti e dietro di noi, minaccia di scomparire da un momento all'altro, così immagino, mentre ascolto musica e scambio quattro chiacchiere.
Stiamo andando a comprare un sogno.
Comprare un sogno non è tuttavia esatto, non è di questo che si tratta, bensì dello stato d'animo in cui poi tu sogni. Rêverie, si potrebbe definire in tal modo quel che andiamo comprando.
Ancora striscie, linee tratteggiate, a tratti doppie, ed arriviamo al luogo dell'appuntamento. Due conoscenti lì per caso, ci salutano, li salutiamo, due parole di circostanza, poi loro vanno via, noi restiamo in attesa.
Anticipo.
Aspettiamo.
Ritardo.
Aspettimo.
Ed infine ecco la persona che aspettavamo con tanta caparbietà, ci si presenta sotto fattezze di un membro della razza definita uomo, per la precisione una femmina di tale specie, per inciso una diciassettenne, forse anche più vecchia, non saprei dire.
Proseguiamo lungo la strada per un po', poi ci fermiamo, ed avviene la consegna. Saluti, anche stavolta niente più che circostanza sebbene entrambi, attratti d'ella, ci concediamo qualche parola in macchina, d'apprezzamento.
Che succede ora? il ritorno. Da qualunque parte si stia tornando, ho sempre una sensazione come di qualcosa di perso quando torno a casa, come sperassi che il viaggio durasse in eterno. Beviamo una birra, nel viaggio, poi strade piccole, per non dare nell'occhio e permetterci maggiore libertà di movimento in quanto a velocità, ed eccomi infine a casa.
Posso concedermi 10 minuti, per rimanere solo con me stesso e per qualche tempo dopo, posso concedermi anche il sognare.
E nonostante mi senta come il soffitto di una chiesa bombardata, posso continuare ad esistere.
Carlo
[
L'ancestrale foresta si difende. Non rimane immota ai miei attacchi ma muta di conseguenza, continuamente, ed i suoi rami nodosi scattano intorno, inizialmente solo per difendersi, poi per contrattaccare....il tempo non comta in questa battaglia, perchè è una battaglia che non finirà mai.
Mai.
Mi abbandono alla furia omicida, lascio che il corpo a cui la mia anima è legata, smetta di appartenermi, per un poi, ed al mio tornare cosciente il dolore di una battaglia sconfinata mi assale. Ho provato lo scontro diretto e non ha funzionato, o ha funzionato in parte, in quanto anche la foresta ha subito dei danni.
]
"Mi sento male, mi sento come se mi avessero strappato le braccia e le avessero usate come timone, inchiodandole alla mia pira funeraria. Mi sento come se il cielo avesse smesso di parlarmi, come se le nubi fossero diventate impenetrabili....Mi sento come qualcuno,
qualcuno di piccolo,
Qualcuno di insignificante."
Carlo
Distorsione, suoni che arrivano in cielo con il loro tono lacerante, ed abbattono angeli spensierati con brutale realtà, 11 minuti e 42 secondi di pura sofferenza, totale ed assoluta, ed io.....
..io sono qui, è mattina e vorrei essere da un'altra parte, ma sono qui, non c'è più niente nella mia testa...più niente che non siano quelle note, solo e soltanto quelle.
Ho deciso di smetterla, di rimettermi in sesto, e poi ho riso di gusto constatando quanto la cosa sia semplicemente impossibile a farsi. Non mi resta che lanciarmi in pasto alla corrente, esserne trascinato via.
Lascio decidere a Te.
Ma non del tutto, alcune piccole cose hanno da esser decise prima di lanciarsi nel vuoto...
Carlo, depresso..
Un compleanno. La mattina consegna del regalo, ringraziamenti, ha apprezzato. Le ore scorroo, poi il pranzo. Nemmeno mangio, partiamo per andare a casa di Maria, e torniam con lei dopo. Alle 15 brindisi, siamo allegri, non pensiamo a nulla. Spumante, troppo, torta, troppo poca, ed eccomi davanti ad un monitor, rintronato.
Ma cosa ci faccio qui? mi viene da ridere a pensare a quanto sto facendo nella mia vita per me stesso. Poco.
o Niente.
E sotto questi pensieri, una gloriosa, purulenta melodia senza testo, ad incatenare profondamente ogni parte di me al terreno. Epica, intensa, triste, malinconica.
Gli eroi di un tempo non esistono più.
È finito il periodo delle battaglie ad armi bianche contro draghi e demoni, finito tuto, rimane solo un mondo senza magia
E io sono spaesato, non riesco a trovare la strada, cercando in ogni modo di far tornare quella luce variopinta nella mia vita.
A volte non legalmente.
Carlo
È notte fonda,
mi sveglio,
di soprassalto.
Mi guardo intorno, e vedo.
Spenti occhi mi fissano,
nel buio della stanza,
ossessionanti.
Familiari che
stringono fra i denti
pezzi delle loro stesse
interiora.
Mi guardano, percepisco
un interrogativo
gravare su di me, posso
quasi intravedere
la brama,
l'orrore e
le violenze subite.
Porgono a me,
pezzi della loro
carne, palpitanti,
di un rosso
intenso, assoluto.
Una cena.
Affondo i miei bianchi denti,
profondamente,
nella loro carne,
volgo di lato il capo,
lacero, strappo lembi
che mastico ed ingoio,
crudi,
e finiscono dentro di me.
Parte di me.
Famiglia.
Carlo
Mi sembra di stare per capire qualcosa che nella mia anima ha preso forma piano piano, ma,
inevitabilmente,
questa cosa mi sfugge, volando lontana da me con le sue piccole ali di nero piumate.
Non so che cosa pensare, cosa fare, quando sognare, quando invece capire e smaliziarmi su argomenti che ancora suscitano un fascino quasi magico in me, alcune emozioni, alcune sensazioni....qualche rapporto, con questo mondo che sta marcendo...
Mi frustra, e non riesco a capire perfettamente cosa debba esser compiuto e cosa debba invece giacere per sempre nel cassetto delle cose solamente immaginate e mai fatte.
Io mi sento solo.
E voi?
Non vi capita di svegliarvi un giorno, guardarvi allo specchio e vedere la vostra stessa faccia che pian piano sta abbandonando un tratto preciso per cominciare a sfocarsi sempre di più, senza un senso preciso? Non vi capita di aspettare un treno che non passa mai, alla mattina, guardando le prime luci fievoli di un cielo coperto di nubi grigie, per andare a fare un lavoro che odiate in un ambiente ossessionante? Non vi capita mai di essere seduti in un vagone pieno di gente e non vedere né sentire nessuno, assorti come siete nelle vostre cupe riflesasioni sulla vita?
Non capita mai?
A me succede, mi succede spesso, davvero troppo, e continuo a ripetermi che migliorerà, ma non è così, ed allora lentamente la mente cerca un'alternativa,
e...
alla fine vi ritroverete a fissare un monitor, nello stato mentale tenue e confuso in cui sono io, sentendo una canzone triste, aspettando che arrivi domani,
per poter pensare di trovare, utopicamente, dieci minuti da dedicare a voi stessi.
Dieci minuti.
Carlo
Silenziosamente,
sorge, questo
immenso, straripante
e possente sole,
del colore della
notte più scura, ed
immediatamente
le montagne intorno,
si fanno cremisi.
L'altare viene illuminato
direttamente,
sulla parete
scoscesa del picco,
i resti di una pelle,
ivi giacciono
immoti, e
senza tempo.
Lupo corre,
foresta oscura,
raggi di luce,
erba,
respira veloce,
osserva,
lampo d'oro,
fissa,
lo slancio,
sopra di lui,
zanne,
buio.
La luna illumina,
queste lande,
che sconfinate,
perpetue paion
estendersi, e
possedere
l'intero mondo.
Accade che foglie,
vengano rapite
da fievole vento,
che silenzioso
le porterà a Cielo,
il quale le restituirà
solamente al
tramontare di un astro,
donando all'aria
la magia di quell'autunno
che è la stagione più intensa,
colorata, e mutevole
di tutte.
Quell'autunno
in cui la natura
si sopisce con un
sottofondo
frusciante,
rosso, giallo.