Mancano alcune ore, ancora la valigia non ê fatta, la partenza seppur imminente mi sembra un sogno da vivere alla lontana, senza impegni. Più tardi, dopo un altro caffé ed un'altra sigaretta, andrò ad ammassare le mie cose dentro ad una valigia, consapevole di tornare, dopo un po'. Questo in parte smorza il mio spirito di partire, andare lontano e vaffanculo tutto il resto. Lo smorza un poco, si, ma non mi negherâ quel che mi spetta. Non esiste, non lo permetterò.
La partenza è sempre un punto della tua vita in cui tutto ha inizio e fine, precocemente. Il buio fuori, luci che attraversano il tuo campo visivo e sfrecciano via senza memorie, senza rumore. Nero e arancione brillante sono i colori di chi viaggia in treno la notte. Arriveremo che sarà giorno, guarderemo i nostri corpo andare alla deriva per la città, fino a ritrovarsi alla sera con la testa pesante a bere in qualche locale, uno qualunque, poco importa.
Così, così soltanto, errando per una città, riusciremo a dimenticarci chi siamo e perché lo siamo. Che cosa insana. Ma ho bisogno di ritrovar me stesso, e questi 5 giorni mi permetteranno di farlo, senza alcun problema, senz'alcun ostacolo.
Ma chi siamo, poi? cosa ci spinge a fare quel che facciamo? Queste domande hanno smesso di tormentarmi.
Roma, aprile 2006
Lucca, novembre 2005
Roma, febbraio 2005
Quanti ricordi. Il novembre del 2006 sarà un altro tassello che entrerà nella mia mente e nel mio passato, in me senza eccezioni.
Carlo, prima di partire.
Chitarra classica, melodie cariche di mare d'inverno, di cielo grigio, di silenzio rotto solo da rombi lontani. Osservo questo panorama, quando la tempesta dopo ore mi raggiunge. Rombi, a non finire, lampi, tuoni, saette e nel mentre la pioggia cade impetuosa su di me, mi infradicio istante dopo istante, una spugna di lacrime e sangue.
Ruggito al cielo alzo, possenza e simbiosi con il mio corpo. Mi osserva dall'alto e ride, sa che potrebbe abbattermi in qualunque momento ma non lo fa, è la dipendenza semplice e pura nella sua mente divina, immagini uniche, immagini silenziose nella loro cacofonia. Tremende, assolutamente impareggiabili.
E la marea sale, la marea invade, conquista, espugna. La marea domina silenziosamente su tutto quanto. È come impazzire, mi lascio andare, i muscoli cedono, si strappano fino alla separazione di me. Mi si staccano pelle, muscoli, organi, e fluttuano macabramente in un'orbita intorno al mio scheletro. Anche il sangue galleggia, in gocce di peccato e follia.
E quella macabra massa orbitante intorno al tuo scheletro piegato indietro con il teschio volto al cielo, continua nel suo movimento allargandosi sempre di più fino a venire scagliata lontamo mille miglia, e tu resti lì, scheletro leggero ed apparentemente senza peso, lasciando scorrere gli eventi su di te, immemore e non cosciente nel tuo stato esistenziale pressoché vegetativo...
Diomio...
Carlo
Freddo.
Lento, nascosto, avido, malvagio, doloroso, sofferente, felice, inconsueto, perplesso, caldo, bruciato, ardente, incandescente, bagnato, umido, fradicio, sporco, lordo.
Sincero, mentitore, dolce, acido, amaro, silenzioso, caotico, ordinato, triste, comprensivo, solitario, arrabbiato, scocciato, incredibile, scontato, odioso, irritabile, lunatico.
Mi sembra di capire, mi sembra di vedere che senz'altro una via d'uscita c'è. Qualcuno prima di me l'ha sprangata, un gesto geniale e nello stesso tempo meschino, perchè io sono venuto dopo di lui, dopo di tutto, di tutti.
Scheletri giacciono, graffi e sangue segnano le pareti di questa stanza, troppo strette, troppo spesse, troppo scure, troppo tristi.
L'unico modo per passare il tempo diviene il concentrarsi su se stesso, ogni minimo cambiamento dentro di se è qualcosa di mastodontico, se seguito con attenzione, anche la più minima sensazione.
Canta, perchè la tua voce eleverà muri terribili e resistenti contro intemperie e malattie, contro malefatte e malasorte. Suona, perchè concretizzerai queste barriere dentro di te con possanza. E spaccati infine contro quella porta cercando di abbatterla, lanciatici contro come se fosse l'ultima cosa che farai.
Sarà l'ultima cosa che farai.
E il tuo scheletro insieme ad altri, innumerevoli, adornerà quella stanza con quella porta, grazie a te e a loro, un po' più debole. Prima o poi ci si passerà.
Carlo
Lentamente passa, tutto quanto torna a mettersi a fuoco dopo quelle che sembrano esser state centinaia d'anni. Lentamente la realtà torna a piombarci addosso come uno dei più pesanti fardelli in assoluto.
Ma perchè, poi...
Dovrebbero smetterla, di guardarci come gente senza alcuna speranza, senza alcun obiettivo, la fiamma che brucia dentro di noi ha un potere distruttivo, senza pari. La fiamma dentro di noi lambisce il cielo lasciando lembi di esso anneriti, noi insieme creiamo la notte, quando infine tutti i nostri fuochi si accenderanno la notte sarà profonda, nera e senza fine.
Come la nostra eterna consapevolezza.
Di essere guardati male, respinti ed isolati, semplicemente marchiati per il fottuto buco dal quale siamo usciti, quello sbagliato dicono, dalla regia. Sta scritto su quel foglio bianco, in una calligrafia devo dire pessima, e io devo leggerlo. Mi sarà fatta violenza se non lo leggo. Mi saranno strappati i capelli, le ciglia, le sopracciglia, le unghie, le parole, le cartilagini, le ossa, gli occhi, i sorrisi, le lacrime.
Rimarrò atono, apatico, un semplice burattino, una controfigura entrata nel momento sbagliato, quando ancora c'è il protagonista, che mi fissa, stranito ed insieme arrabbiato...
Cristo quanto è brutto riprendere contatto con la realtà, se quello che vorresti fare è semplicemente lasciarti andare alla deriva e vaffanculo il resto.
Sembra di sollevare dal tavolo il tuo piatto preferito, e con una rotazione spaccare in faccia al cameriere piatto eccetera aprendogli la faccia e coprendoti di sangue. Solo che il secondo dopo sei il cameriere.
Il Fato mi odia. Non lascia mai niente al caso, è quasi ridicolo vedere come, quando, perchê. Quasi ridicolo vedere come mi arrabatto, diamine.
Saluti.
Carlo
Il vento era forte, e il falò, vacillando come una furia, fu sul punto di spegnesi più di una volta, ma regolarmente Tsugumi riuscì a ravvivarlo gettandovi sopra della legna, con una disinvoltura tale che sembrava vi buttasse delle immondizie. Il crepitio del fuoco si mischiava al rumore delle onde e del vento, e veniva assorbito dal buio alle nostre spalle. Il mare era nero e con la sua superficie liscia arrivava fino alla spiaggia.
Yoko si alzò in piedi, e Gongoro, in equilibrio sulle zampe posteriori, le si appoggiò sulle ginocchia. Lo prese in braccio e mentre lui zampettava come un forsennato gli disse:
"Ti è andata bene, eh?"
Poi, con i lunghi capelli agitati dal vento, fissò il mare a lungo e aggiunse:
"Quando il vento ê così freddo, l'autunno è ormai alle porte."
L'estate stava per finire.
E per qualche minuto quel pensiero ci lasciò nel silenzio. Che bello se i vestiti di Tsugumi non si fossero mai più asciugati e se quel fuoco fosse rimasto acceso per sempre, pregai un istante dentro di me.
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Amo Banana Yoshimoto. La amo per questo. Attimi che come quadri di amori passati, sbiaditi e melaconici, lei ci mostra, come eterni. Ho pianto molto, sulle sue pagine, e piangerò ancora molto, senza nessun rancore.
Grazie, Grazie di esistere.
Carlo
La botta arriva, ancora una volta su di me, con la prepotenza di una bastonata, e lentamente gli occhi si socchiudono, si arrossano, la saliva viene a mancare, la stanchezza sopraggiunge. Ed ancora una volta un velo ovattato cala sui miei sensi, le sensazioni aumentano, anche solo muovere un arto diventa nuovo, strano, mistico. Ancora una volta torno ad entrare in sintonia con il mio corpo, con la sfera cosciente. E allora scrivo. Guardo il monitor concretizzare i miei pensieri più profondi sotto forma di immagini e lettere, pixel, piccole luci che si accendono, si spengono...Ancora una volta giaccio, infine anestetizzato alla vita, semplicemente un insieme di carne ed idee radicate profondamente nella mente...
Mi piace, è la mia medicina, lascio che in momenti particolarmente brutti io ne abbia bisogno, arrivando a concretizzare il mio desiderio in quel fumo che con il suo colore grigio-blu disperde le mie preoccupazioni, i miei pensieri..
Sono momenti come questo che dovrebbero durare in eterno, sono sicuro che sarebbe tutto più facile, più bello, più intenso. ogni respiro ti da e toglie calore, lo avverti a livelli perfettamente coscienti, il tuo cuore scuote il tuo corpo con i suoi battiti, lo fa vivere...Sensazioni perfettamente uniche, seppur quotidiane ne siano le cause.
è splendido sentirsi fuori controllo. Come un capitano di sommergibile che sbraita perchè sta per schiantarsi contro gli scogli. Mi sento così, ho il perfetto controllo del mio corpo ma essendo ora cosciente di ogni mio muscolo, il lavoro diventa impossibile o quasi.
Io e Maria stiamo bene insieme, mi va, mi piace e non lo nego, mi alletta. Io e maria insieme stiamo bene, io e Maria siamo essenze che combinate insieme creano un buon profumo, una linea armoniosa nero su bianco. Credo di essermene innamorato anche troppo tempo fa, ma non credevo fosse amore vero, eppure ora ne sono convinto, e cerco di stare con lei quando le cose sono davvero difficili, tristi, vuote. Mi aiuta sempre in momenti come questi.
Carlo
Vorrei colpire il cuore delle persone con parole che evochino luoghi, contesti situazioni, emozioni, sensazioni. Vorrei essere in grado di ritenermi un po' meglio di quello che sono in realtà, e sì, mi piacerebbe imparare cosa vuole dire vivere davvero. La libertà è tutto e tutto sommato non credo di possederla, nessuno mi impedisce di averla, forse è solo di me stesso che si tratta, e non arrivo a capire che cosa mi succede, giorno dopo giorno.
Sono certo che qualcosa prima o poi accadrà, e difatti accade, ma se non ê il nulla, è un peggioramento, che devo imparare a soppportare abbassando il mio livello di "normalitâ", preparandomi all'ennesimo gradino irrimediabilmente in discesa. La mia idea sulla vita ce l'ho, è smaliziata e va bene così.
Vorrei riuscire ad entrare nelle persone e dargli un frammento di me, con le mia silenziose parole vergate, digitate, pensate, sperate. Concludo poco in questo senso, ritornando a scenari già visti, ai miei occhi, alla mia mente. La paura della ripetizione, il timore di un giudizio negativo, odio queste sensazioni che sì, provo, e non nego mi riempiano di sensazioni negative di ogni genere.
Vorrei che questo cielo di sollevi sopra la figura che dipingo come mio eroe, questa volta, malconcio, voglio che alzi lo sguardo al cielo e sorrida, prima di crollare in ginocchio e singhiozzare per ore, giorni, ringraziando la vita concessagli anziché maledirla come per tutta la propria vita ha fatto. Lapidato, stuprato e malmenato, infine giunge in una landa completamente vuota, la pace regna dove la mente non esiste, un albero solitario in mezzo alla tundra gelata, i rami si ergono come braccia che artigliano il cielo e le nubi, pare, a guardarlo da lontano, impedendo loro di fuggire portando via con se la realtà.
La realtà.
E silenziosamente voglio che il mio eroe scali quella montagna enorme davanti a se, passo dopo passo, fino ad arrivare in vetta, osservare il cielo, gridare tutto il suo disagio, la sua tristezza, i suoi stati d'animo, vorrei buttasse fuori tutto quanto fino a giacere boccheggiante a terra, esausto, prima di addormentarsi svegliandosi solo in mezzo ad un cielo che domina tutto intorno ed una falce di luna che capisce, prima o poi sancirà la sua fine, ma non ora, non ancora.
Ma non è così che vanno le cose, il mio eroe finirà sotto quella falce di luna in un vicoletto in qualche città, pugnalato alla schiena da un qualunque criminale, la vita va così, è dura da capire, meno ancora da accettare.
Carlo