Quando ti sveglierai, se aprirai i tuoi occhi ad un'alba lucente o ad un antro buio, questo mai lo saprò. Che cosa penserai, quale sarà per te la sensazione di strapparsi di dosso la ragnatela della notte e dei sogni dai suoi mille sussurri e, forse, significati. Se li ricorderai, se li butterai su carta o scriverai al computer. O li lascerai ignorati, ignoranti profeti, per andare avanti con la tua vita come se stessi contando linee su un muro: concentrato in qualcosa di stupido ed assente per tutto il resto. Forse oggi vivrai una splendida giornata, forse rientrerai con il mal di testa maledicendo il tuo capo, o se sei tu il capo...beh, i dipendenti troppo indipendenti.
Ma ricorda sempre una cosa molto importante. C'è gente che ti pensa. Si, proprio a te! C'è sempre qualcuno pronto, seduto sulla scrivania o sdraiato su un letto o che beve un caffé, che guida o che è rinchiuso nel bagagliaio di un'auto cosparsa di benzina. O che, in piedi, si accende una sigaretta con un cerino e lo getta verso la macchina.
Che lo getta verso la macchina.
E tutte queste persone ti pensano tanto intensamente che sperano e pregano che in qualche modo questo loro desiderio prenda vita dentro il tuo stomaco e ad una ad una faccia scoppiare le vene del tuo corpo, faccia torcere il tuo sistema nervoso, sbricioli il midollo spinale, tagli gli occhi , e che come un toro che ti sbudella e ti scrolla sulle sue corna, ti scaraventi contro un muro per lasciarti lì, proprio come un povero stronzo.
C.
Non mi piace più scrivere. Poiché oggi devi per forza avere ancora qualcosa da raccontare, per poterlo fare. Una cosa che non sono mai stato in grado di fare in modo esauriente. Perché non mi piace leggere cose come "Pippo va a fare la spesa" che, solo per la loro correttezza grammaticale, sono trattati come capolavori. Non è che una minima parte di quel che io reputo un buon lavoro.
In realtà Pippo porta quel nome solo perché suo nonno era di firenze, lui è nato e cresciuto nei peggiori anni della germania a Francoforte. Impotente, a guardare quella crepa purulenta, marcescente, che spaccava in due quel sogno per il quale qualche anno prima il Volk, il popolo, avrebbe dato tutto, e che ora lavorava per rammendare, cercando di passare inosservato. La sensazione di paura nel sentir nominare Gli alleati, quella tragicità in plicchi di banconote innumerevoli sudati sangue che vanno sparsi come cenere al vento per un tozzo di pane. Quella morte negli occhi delle persone, che rende tutto così intenso che fa male. Pagare un giornale cencioso una fortuna, e scoprire che è di due giorni fa..
E qualche volta a casa sua, quella cosa che striscia su, sal pavimento fino ad entrargli nelle pupille assetate, lasciandolo impotente statua di carne, occhi sbarrati velato di lacrime senza un sussurro, denti stretti e mano chiuse a pugno cercando di trattener quel po' di dignità rimasta, che scivola via come sabbia, nel ricordo di una città piena di cadaveri. Un mondo, pieno di cadaveri. Fra i quali il suo.
C.
ho fatto un sogno. ho sognato di sognarti, e svegliandomi, eri lì. come la più bella visione, il più intenso desiderio che si avvera. Ho creduto che credendoti presente nella mia vita, e comportandomi come se così fosse anche se tu non c'eri, qualcosa di minuscolo, qualcosa di tuo, sarebbe potuto entrare nella mia vita. Ho sbagliato cento volte, mille, centomila e poi mi sono voltato e ho capito. Grazie a te, che nonostante non fossi con me, dentro di me ci sei sempre.
C.
Ho fatto un sogno bellissimo. Mi svegliavo accanto a te, ed abbracciando il tuo corpo caldo, ti sussurravo quanto mi sei mancata in questi mesi, in queste settimne interminabili e sfioravo la tua pelle liscia con un bacio, uno solo, prima di ripiombare nel buio confortevole di un sonno lungo e ristoratore. Ma il mio sonno, da quando ci siamo separati si è fatto un campo di battaglia spoglio coperto da una coltre grigio scura, vento che spira senza direzioni. Piccole e continue tregue di occhi chiusi e nessun pensiero, alternati dall'aprire gli occhi dentro un cubo nero e senza aria, e girarmi cercando il tuo fantasma etereo che non riluce, è dentro al mio cuore. Per poi crollare di nuovo.
Quando cammino nei miei sogni sfocati lascio una scia di fumo spesso, che si unisce all'atmosfera sterile arrossandomi gli occhi, facendoli lacrimare. Ma non è sempre così. A volte emergo e riaffiorano colori e luci. Persone con cui parlo, discorro. Facce strane, mai viste prima che mi sorridono e dono loro un pezzo di cuore. E un pezzo alla volta dimentico il tuo viso, dimentico il tuo sguardo, dimentico com'è fare l'amore con la donna che amo.
C.